L'altro giorno, complice anche la folta chioma corvina, per la prima volta mi è stato offerto un drink da un perfetto sconosciuto in quel di Lubiana. E questo ha scatenato in me delle riflessioni. Pensavo alla spontaneità e alla forte passione dei tipici amori adolescenziali. Quando ci si fa avanti col proprio corpo, non nascondendosi dietro di esso; quando si ha più fiducia che paura di restare delusi e quando si è disposti a donare tutto l'amore di cui si è capaci. E finalmente ho capito una cosa: da questo tipo di modo di porsi non è necessario restare delusi come credevo. Ho capito che il problema della situazione non è l'amore incondizionato, che è anzi, suo più grande pregio, ma che quello che ci ferisce, ci delude dell'altro non è niente altro che la nostra pretesa che l'altro sia secondo la nostra volontà, come piace a noi. Se ci lasciassimo semplicemente abbandonare all'amore senza condizioni e senza imposizioni, un amore senza catene e libero, nessun difetto o pregio potrebbero sorprenderci, una volta scoperti nell'altro (perchè l'amore adolescenziale, per come la vedo io, non si basa su una buona conoscenza dell'altro , o almeno, questa è stata la mia esperienza). Sto dicendo insomma che nell'amore adolescenziale abbiamo l'immagine, un riflesso, come potrebbe essere la luna il riflesso del sole, di quello che è l'Amore di dio nei nostri confronti: potente, incondizionato e grato.
E se è piacevole essere amati per come siamo, per le nostra qualità, è ancora più piacevoli essere amati senza alcuna motivazione, indipendentemente da quanto siamo bravi, piacenti, intelligenti, belli o simpatici.
venerdì 18 settembre 2009
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mercoledì 22 luglio 2009
Menomale che sono intelligente...
...sì ma che me ne faccio dell'intelligenza?
A tutti quelli che si complimentano dicendomi che sono saggia o intelligente vorrei rispondere: magari mi avessero tirato sù anche un po' furba, mi sarei risparmiata tanti guai.
mercoledì 8 luglio 2009
Morale della favola di oggi: vivificate i vostri pensieri, non lasciate che il processo di salificazione (cristallizzazione) dei pensieri che ci circonda, vi porti fuori strada! Non è detto che sia l'entusiasmo che vi manca, è l'entusiasmo di chi scrive a peccare: quante volte una cosa è interessante perchè ce la racconta una persona in particolare?
La ricetta per un pensiero vivo è, oltre alla saggezza del sale, di aggiungere dell'argento vivo (il mobile mercurio) e del fosforo (scintilla per scatenare l'interesse).
La ricetta per un pensiero vivo è, oltre alla saggezza del sale, di aggiungere dell'argento vivo (il mobile mercurio) e del fosforo (scintilla per scatenare l'interesse).
domenica 28 giugno 2009
Riflessioni sull'Iliade.
La guerra di Troia: perchè essa è stata tanto rilevante da essere tramandata di generazione in generazione? Se Troia non fosse stata vinta con l'escabotage del cavallo, la guerra di quei due popoli non sarebbe stata diversa da molte altre guerre vissute nell'antichità.

La chiave di lettura sta proprio nel cavallo: la vittoria dell'intelletto e dell'astuzia sulla veggenza. La veggenza apparteneva ad entrambe le parti, poichè troiani e greci avevano i loro indovini da consultare: la vittoria degli achei è significativa proprio perchè avevano il vantaggio schiacciante dell'astuzia di Ulisse, precursore dell'uomo scaltro più vicino a noi, più "moderno". Achille è invece l'archetipo dell'uomo antico, inserito in una società regolata, in cui l'individualità è limitata da rituali: nel grande rispetto per l'avversario, ad esempio, vi sono consuetudini e formalità. Rispetto che viene completamente annientato nel momento in cui gli achei sono autorizzati dalle divinità ad essere strumento di evoluzione.
Ma in tutto questo, qual è il ruolo degli indovini?
Gli indovini hanno il potere di vedere le cose ma non di cambiarle, in questo senso il loro è un ruolo di grande responsabilità ed equilibrio. A quell'epoca gli uomini avevano come strumento conoscitivo la veggenza e c'era chi ne aveva di più e chi ne aveva meno, come oggi c'è chi ha più intelligenza e chi ne ha meno.
Gli indovini achei sono l'incarnazione del miglior comportamento che si possa adottare nella loro posizione: parlano solo se interpellati perchè il corso dell'evoluzione non può essere fermato; inoltre quello che gli indovini conoscevano non poteva essere espresso direttamente, perchè spesso veniva franiteso o non veniva accettato per colpa dei vizi umani. Chi era più cauto aveva più probabilità di farsi ascoltare.
Al contrario gli indovini troiani, Laoconte e Cassandra, cercano di opporsi al destino non tenendo conto della natura umana e sono incapaci di essere convincenti. Per questa ragione Laoconte viene trascinato dai serpenti di mare e Cassandra derisa e ignorata.
Per quale ragione i veggenti troiani sono incapaci di gestire la loro veggenza?
E' possibile supporre che manchi loro un'istruzione adeguata sia su come gestire il loro dono per renderlo volontario anzichè involontario sia per quanto riguarda il modo di agire più adatto per poter essere veramente d'aiuto e non interferire con la volontà delle divinità.
Ma perchè dopo decenni di guerra le divinità si trovano d'accordo nel favorire gli achei? Perchè fino ad allora la situazione fra le due fazioni era di parità e dopo le vicende umane e degli dei si era arrivati alla regolazione dei conti: le divinità che proteggevano Troia erano state soddisfatte, ripagate dei torti subiti e infine accettarono che Troia venisse sacrificata perchè si attuasse l'evoluzione dell'umanità, il salto di qualità dell'uomo. D'altra parte la conquista di Troia rivela immediatamente al lettore il suo lato brutale e meschino delle nuove condizioni dell'essere umano, in cui le leggi eque, fondanti per la società precedente, permettevano agli uomini di essere pari. Si consideri il fatto che gli achei, appena usciti dal cavallo, sterminarono vilmente, nel sonno, donne e bambini, che mai, altrimenti, ci si sarebbe permessi di eliminare.
Le leggi precedenti equiparavano gli uomini allo stesso modo, mentre la nuova intelligenza che viene risvegliata crea come conseguenza la prevalenza inequivocabile del forte, possessore di intelligenza e possibilità, sul debole. Nel mondo per com'era prima della caduta di Troia, anche il debole poteva veder rispettati i suoi diritti in virtù di un codice a cui doveva attenersi anche il forte: si pensi a Crise e Agamennone. Crise, umile sacerdote, pretende, dietro pagamento di un riscatto, che sua figlia sia affrancata. Agamennone, col suo iniziale e crudele rifiuto, già da segno di voler sovvertire le consuetudini belliche, ma poichè i tempi non sono ancora maturi, paga il prezzo della sua presunzione con i dardi di Apollo.
La guerra di Troia diventa un importante spartiacque per un nuovo ordine caratterizzato da una nuova forza che ha destabilizzato il mondo precedente per, infine, distruggerlo. E' il passaggio che fa' della Grecia la culla della nostra civiltà moderna. Senza questo episodio cruciale della storia occidentale, saremmo stati molto più vicini alle culture asiatiche, che hanno continuato fino a molto più tardi a regolare i rapporti fra fazioni con schemi rituali.
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venerdì 5 giugno 2009
E' qualcosa che anche se provassi a scriverlo non ci riuscirei... non c'è modo di mascherarlo o di trasmetterlo...
lunedì 18 maggio 2009
Non posso postare il video perchè l'utente non lo fa' fare.
Però sta canzone è fantastica. E sicuramente io ci sono passata.
http://www.youtube.com/watch?v=BnwLf88t_Wc
Però sta canzone è fantastica. E sicuramente io ci sono passata.
http://www.youtube.com/watch?v=BnwLf88t_Wc
sabato 9 maggio 2009
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